Tipi di pane delle regioni d’Italia


Il pane ed il companatico: il valore dei simboli
Il cibo, in Italia, è fatto di pane e companatico.

Se non si riflette su questo concetto, non si capisce il valore morale del cibo per gli italiani. Il pane è un simbolo sacro: fare il pane è un rito religioso; il pane è l’emblema del lavoro (“guadagnarsi il pane con il sudore della fronte”); associato al vino il pane è un simbolo salvifico, un “sacramentum” già ancor prima del cristianesimo.
È cantato dai poeti, non va sprecato. C’è il racconto popolare di un episodio immaginato dopo la moltiplicazione dei pani: Pietro aveva mantenuto un pezzo di pane e se lo andava mangiando, camminando per strada. Si accorge che Gesù lo segue e gli domanda il perché. E Gesù gli dice: “Raccolgo le molliche di pane che tu stai sprecando”. È chiara la trasformazione affabulatrice di un altro episodio, il quo vadis domine. Ma è evidente il simbolo della preziosità del pane.
Fra i miti da sfatare c’è quello che racconta di un riso tutto settentrionale e del maccarone tutto meridionale. Il riso comparve come prodotto prezioso importato con gli arabi in Sicilia. Vi fu anche una coltivazione, che fu soppiantata dalla più razionale coltivazione settentrionale, favorita dal territorio irriguo della Valle Padana, quando l’unità d’Italia inaugurò una comunità senza dogane. Però alcuni piatti del Sud, il sartù napoletano e gli arancini siciliani, denotano una sostanziale unitarietà. Il frumento era destinato a diventare la colonna del cibo italiano attraverso il pane e la pasta. Sarebbe tuttavia sbagliato parlare della pasta come elemento fondamentale della cucina. Lo è certamente per qualità, per quantità, per varietà, ma il concetto fondante è un altro: il cibo italiano si basa su un’idea filosofica o, se preferite, religiosa: la sacralità del pane.
Anche Mussolini, che era un bravo giornalista, scrisse un piccolo poema sul pane, di notevole qualità: “Amate il pane, cuore della casa, profumo della mensa, gioia dei focolari. Rispettate il pane, sudore della fronte, orgoglio del lavoro, poema di sacrificio”.
In questa visione, quando si dice pane si intendono tutte le variazioni della parte sostanziale del pasto a cui poi si accompagna il companatico come complemento, come condimento ed arricchimento. Quindi sotto la categoria del pane vanno messi la pasta, il riso, la polenta, gli gnocchi, le stesse patate e, suprema vittoria del pane, la pizza, che del pane fu la madre antica e la più moderna nipotina.
Perché la madre antica? Perché nella Bibbia, Sara, sposa di Abramo, prepara al Signore, avente l’aspetto di tre giovani, una focaccia, una sorta di pizza cotta sul mattone riscaldato, come si usa ancora in Romagna (la piadina) e nel perugino (la torta sul testo).
La pizza è, con un po’ di fantasia, il segnale che gli dei profetizzarono ad Enea in modo da poter riconoscere la destinazione fatale a cui era destinato. Gli disse l’oracolo: “Sarai arrivato là dove vogliono gli dei, quando tu ed i tuoi, per la fame, mangerete anche le mense”. Quando sbarcarono alle foci del Tevere, l’ospitale re Latino, padre di Lavinia, li accolse con una sorta di merenda sull’erba. Le vivande furono portate sopra delle focacce che servivano come fossero dei piatti. Ovviamente, affamati come erano, dopo aver mangiato il cibo, mangiarono pure le focacce o pizze che dir si voglia. E un ragazzo esclamò: “Ci siamo mangiati pure le mense”. Da lì Enea capì di essere arrivato in Italia. A causa della pizza.
Anche la configurazione del nostro pasto rispetta queste priorità: i primi (asciutti ed in brodo) sono pasta, polenta, riso, pizza, gnocchi come base a cui si accompagna guarnizione e condimento; i secondi sono a base di carne e pesce. Infine c’è lo spazio, tutto italiano per i formaggi, i dolci che nascono come una specie di pane guarnito, i gelati e gli infusi liquorosi, tutte specialità italiane.
Ma il pane è il valore aggiunto della nostra cultura culinaria ed, anche in tempi in cui le diete combattono il pane, è questo l’elemento che esprime il valore, la sacramentalità, il significato morale che identifica per sempre la tavola degli italiani

Pane tipico delle regioni italiane:

Abruzzo — «Pane di Cappella» — Viene prodotto nella provincia di Chieti. Viene impastato con farina di grano duro, acqua e lievito naturale. E’ di forma allungata e ogni pagnotta del peso di circa 500 grammi deve essere cotta in forno ben caldo.
C’é inoltre il tipo «Polifemo» che viene prodotto nella provincia di Teramo e la sua forma può raggiungere il peso di 3 chilogrammi da cui prende appunto il gigantesco nome. Sempre a base di farina di grano duro e lievito naturale.
Basilicata — «U felattd» è un pane che viene prodotto nella provincia di Matera ma esclusivamente per la festa dell’Immacolata a base di farina di grano tenero e lievito naturale con l’aggiunta di strutto, olio, semi di finocchio, si modella a forma di ciambella e viene cotto nel forno a legna. La «Panella» è invece una pagnottina rigorosamente cotta nel forno a legna dopo un impasto composto di farina di grano duro e lievito naturale che deve aver riposato per almeno 6 ore.
Calabria — La «Pitta» è una focaccia fatta indifferentemente con farina di grano tenero o grano duro, a volte vengono usate entrambe. Con l’aggiunta di lievito naturale se ne ricavano delle forme tonde con il buco al centro e possono essere cotte anche in padella oltre che nel forno.
Campania — «Pane cafone» — Prodotto in tutta la regione, è un pane impastato con farina di grano tenero e lievito naturale, di forma liscia e tondeggiante.
Emilia Romagna — «Piadina» — Nata in Romagna ma prodotta anche nella provincia di Forlì e fino a quella di Pesaro. S’impasta a mano con farina di grano tenero, acqua e sale. Si stende l’impasto con il mattarello di legno e viene cotta direttamente sul fuoco su un piatto di terracotta. Notevole al gusto soprattutto se farcita.
Friuli Venezia Giulia — «Pan de frizze» detto anche pane dell’inverno friulano. Provate a capire perché: si ottiene con farina di grano tenero, lievito naturale, uova e ciccioli di maiale, burro e lardo.
Lazio — «Pane di Genzano» — E’ senz’altro un pane molto noto per la sua bontà. Fatto con farina di grano tenero e lievito naturale, dopo appena un’ora di lievitazione, viene messo in grosse casse di legno, viene cosparso con la cruschella e ricoperto di nuovo per poi essere infornato un’ora più tardi.
Lombardia — «Mantovano» — Fatto con farina di grano duro, lievito naturale e acqua. L’impasto viene arrotolato e tagliato per lungo. Le pagnotte pesano da 100 a 500 grammi.
Marche — «Integrale» — E’ il pane più conosciuto prodotto nella provincia di Pesaro, fatto con farina integrale di grano tenero e lievito naturale. C’è poi il «Filone casareccio», prodotto ancora artigianalmente e in grosse quantità. Fatto con farina di grano tenero, lievito naturale e sale.
Piemonte — «Mica» — E’ un pane salato prodotto soprattutto nella zona del torinese. Deve lievitare per una notte e ogni pezzo pesa dai 400 ai 500 grammi.
Puglia — «Friselle» — Prodotte in grossa quantità soprattutto nella zona di Lecce, vengono impastate con farina di orzo, grano duro e lievito naturale per diverse volte fra una pausa e un’altra. A forma di filoncino unito o di ciambella, vengono poi tagliate con un filo a metà cottura per poi proseguirla per un’altra ora circa.
Non meno noto il «Pane di Altamura» che viene prodotto anche in Calabria. E’ fatto a base di farina di grano duro, lievito naturale, malto e sale. Dopo la lievitazione l’impasto viene nuovamente lavorato e infine infornato.
Sardegna — «Pane Carasau» o meglio noto come carta da musica, viene prodotto soprattutto a Sassari e Nuoro. E’ fatto con farina di grano duro e lievito naturale. L’impasto viene spianato e messo in forno dove si gonfia. Appena cotto viene diviso e rimesso di nuovo in forno.
Sicilia — «Pane forte»
— E’ un pane ottenuto con farina di grano tenero, lievito naturale e sesamo. Le pagnotte raggiungono il peso di circa 100 grammi l’una.
Toscana — «Pane toscano» — E’ composto da farina di grano duro, acqua e lievito naturale. Tipica è l’incisione della croce sul dorso. Viene prodotto in tutta la regione in grande quantità ma il più rinomato è quello che viene da Altopascio.
Trentino Alto Adige — «Pane di segale» — E’ un pane prodotto in sempre minore quantità a causa del calo della coltivazione del cereale. Si ottiene dall’impasto della segale integrale, grano tenero, lievito acido e sale.
Umbria — «Pane di Terni» — Pane altrettanto noto alla maggioranza degli italiani, viene prodotto in tutta la regione e nella capitale. Fatto con farina di grano tenero, acqua, sale e lievito di birra. Una volta lievitate, le pagnotte vengono infornate unite per essere divise a cottura ultimata.
Veneto — «Ciabatta» — E’ un pane prodotto ormai in larga scala in molte città d’Italia se non in tutte. E’ fatto con farina di grano tenero, acqua, olio e lievito naturale. La forma di «ciabatta» gli conferisce appunto il nome.
Tipi di pane delle regioni d’Italia

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Abruzzo — «Pane di Cappella» — Viene prodotto nella provincia di Chieti. Viene impastato con farina di grano duro, acqua e lievito naturale. E’ di forma allungata e ogni pagnotta del peso di circa 500 grammi deve essere cotta in forno ben caldo. C’é inoltre il tipo «Polifemo» che viene prodotto nella provincia di Teramo e la sua forma può raggiungere il peso di 3 chilogrammi da cui prende appunto il gigantesco nome. Sempre a base di farina di grano duro e lievito naturale.

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Basilicata — «U felattd» è un pane che viene prodotto nella provincia di Matera ma esclusivamente per la festa dell’Immacolata a base di farina di grano tenero e lievito naturale con l’aggiunta di strutto, olio, semi di finocchio, si modella a forma di ciambella e viene cotto nel forno a legna. La «Panella» è invece una pagnottina rigorosamente cotta nel forno a legna dopo un impasto composto di farina di grano duro e lievito naturale che deve aver riposato per almeno 6 ore.

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Calabria — La «Pitta» è una focaccia fatta indifferentemente con farina di grano tenero o grano duro, a volte vengono usate entrambe. Con l’aggiunta di lievito naturale se ne ricavano delle forme tonde con il buco al centro e possono essere cotte anche in padella oltre che nel forno.

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Campania — «Pane cafone» — Prodotto in tutta la regione, è un pane impastato con farina di grano tenero e lievito naturale, di forma liscia e tondeggiante.

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Emilia Romagna — «Piadina» — Nata in Romagna ma prodotta anche nella provincia di Forlì e fino a quella di Pesaro. S’impasta a mano con farina di grano tenero, acqua e sale. Si stende l’impasto con il mattarello di legno e viene cotta direttamente sul fuoco su un piatto di terracotta. Notevole al gusto soprattutto se farcita.

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Friuli Venezia Giulia — «Pan de frizze» detto anche pane dell’inverno friulano. Provate a capire perché: si ottiene con farina di grano tenero, lievito naturale, uova e ciccioli di maiale, burro e lardo.

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Lazio — «Pane di Genzano» — E’ senz’altro un pane molto noto per la sua bontà. Fatto con farina di grano tenero e lievito naturale, dopo appena un’ora di lievitazione, viene messo in grosse casse di legno, viene cosparso con la cruschella e ricoperto di nuovo per poi essere infornato un’ora più tardi.

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Lombardia — «Mantovano» — Fatto con farina di grano duro, lievito naturale e acqua. L’impasto viene arrotolato e tagliato per lungo. Le pagnotte pesano da 100 a 500 grammi.

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Marche — «Integrale» — E’ il pane più conosciuto prodotto nella provincia di Pesaro, fatto con farina integrale di grano tenero e lievito naturale. C’è poi il «Filone casareccio», prodotto ancora artigianalmente e in grosse quantità. Fatto con farina di grano tenero, lievito naturale e sale.

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Piemonte — «Mica» — E’ un pane salato prodotto soprattutto nella zona del torinese. Deve lievitare per una notte e ogni pezzo pesa dai 400 ai 500 grammi.

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Puglia — «Friselle» — Prodotte in grossa quantità soprattutto nella zona di Lecce, vengono impastate con farina di orzo, grano duro e lievito naturale per diverse volte fra una pausa e un’altra. A forma di filoncino unito o di ciambella, vengono poi tagliate con un filo a metà cottura per poi proseguirla per un’altra ora circa. Non meno noto il «Pane di Altamura» che viene prodotto anche in Calabria. E’ fatto a base di farina di grano duro, lievito naturale, malto e sale. Dopo la lievitazione l’impasto viene nuovamente lavorato e infine infornato.

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Sardegna — «Pane Carasau» o meglio noto come carta da musica, viene prodotto soprattutto a Sassari e Nuoro. E’ fatto con farina di grano duro e lievito naturale. L’impasto viene spianato e messo in forno dove si gonfia. Appena cotto viene diviso e rimesso di nuovo in forno.

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Sicilia — «Pane forte» — E’ un pane ottenuto con farina di grano tenero, lievito naturale e sesamo. Le pagnotte raggiungono il peso di circa 100 grammi l’una.

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Toscana — «Pane toscano» — E’ composto da farina di grano duro, acqua e lievito naturale. Tipica è l’incisione della croce sul dorso. Viene prodotto in tutta la regione in grande quantità ma il più rinomato è quello che viene da Altopascio.

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Trentino Alto Adige — «Pane di segale» — E’ un pane prodotto in sempre minore quantità a causa del calo della coltivazione del cereale. Si ottiene dall’impasto della segale integrale, grano tenero, lievito acido e sale.

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Umbria — «Pane di Terni» — Pane altrettanto noto alla maggioranza degli italiani, viene prodotto in tutta la regione e nella capitale. Fatto con farina di grano tenero, acqua, sale e lievito di birra. Una volta lievitate, le pagnotte vengono infornate unite per essere divise a cottura ultimata.

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Veneto — «Ciabatta» — E’ una pane prodotto ormai in larga scala in molte città d’Italia se non in tutte. E’ fatto con farina di grano tenero, acqua, olio e lievito naturale. La forma di «ciabatta» gli conferisce appunto il nome.

Farina e lievito
La qualità del pane dipende dalla farina utilizzata, raffinata, integrale, e dal lievito. Per lo più viene usato il lievito di birra, poichè consente tempi di lavorazione più rapidi. Se trovate il pane che viene realizzato con l’uso del lievito naturale( mix di lieviti e batteri) non esitate, il pane si mantiene morbido più a lungo e anche il sapore ne guadagna. Realizzare il pane da soli, per almeno una volta nella propria vita è una bella esperienza, creativa, legata alla tradizione che merita di essere conservata e valorizzata.
In commercio potete trovare i seguenti
tipi di farina:
* farina di grano tenero: prodotto ottenuto dalla macinazione ed abburramento del grano tenero che a seconda delle caratteristiche può essere dei
seguenti tipi: 00 — 0 — 1 — 2 —
* integrale;
* semola di grano duro o semola: prodotto ottenuto dalla macinazione ed abburramento del grano duro;
* semolato di grano duro o semolato: prodotto ottenuto dalla macinazione ed abburramento del grano duro, dopo l’estrazione della semola. Negli sfarinati è vietata l’aggiunta di qualsiasi sostanza o additivo.

La pasta madre
O lievito naturale, o pasta acida, è ottenuta dalla fermentazione di un impasto di farina e acqua. Il lievito naturale è utilizzato per la preparazione di certi tipi di pane e dolci, tra cui ad esempio il panettone. Si distingue dal cosiddetto lievito di birra, in cui l’agente lievitante è un unico microorganismo, il Saccharomyces cerevisiae, che agisce solamente per mezzo della fermentazione alcolica, con produzione di alcol e anidride carbonica. La pasta madre, invece, ha una composizione varia, che dipende dai microorganismi naturalmente presenti nell’aria e nella farina al momento della fermentazione; all’interno dell’impasto, si stabilisce una coltura simbiotica di lieviti e lattobacilli. La presenza di lattobacilli porta alla produzione di acido lattico e a volte anche di acido acetico, oltre alla fermentazione indotta dagli lieviti. L’ambiente acido riduce la possibilità di contaminazione da parte di altre specie batteriche non acidofile. L’anidride carbonica prodotta induce la formazione delle caratteristiche «bolle» che caratterizzano l’alveolatura del pane. In questa fase, l’etanolo prodotto durante la fermentazione evapora. A differenza del lievito di birra, la lievitazione acida è molto più lenta e richiede una lavorazione più complessa. Il pane che si ottiene ha un sapore e una fragranza particolare, che dipendono soprattutto dal tipo di fermentazione, e dalla presenza di acido lattico e acetico ma anche dai ceppi di microorganismi che compongono lo lievito. A causa dei tempi di lavorazione più lunghi, gli enzimi che partecipano al processo di lievitazione lo rendono più sano e digeribile. Il pane prodotto con la pasta madre, inoltre, si conserva più a lungo rispetto a quello ottenuto col lievito di birra. Esiste una grande varietà di questo tipo di lievito, in relazione all’area geografica di provenienza, al meccanismo di produzione, a fattori casuali e all’affinamento attuato dal panificatore. La pasta madre può essere ottenuta da un impasto di farina e acqua lasciato fermentare all’aria, ma i risultati sono variabili. In alternativa è possibile procurarsi la pasta madre chiedendone una parte a chi già la possiede o a un panificatore, a patto che sia disponibile da cederla. Una volta ottenuta, la pasta madre deve essere tenuta in vita per mezzo di successivi impasti periodici con determinate quantità di farina fresca e acqua. Infatti i microorganismi che la compongono devono essere costantemente nutriti e posti in condizione di riprodursi. La maniera più semplice per tenere in vita la pasta madre è di usarla per fare il pane, separandone una piccola parte prima della cottura.


Per realizzare l’impasto

Evitate di mettere a contatto il sale con il lievito.
Acqua: alla temperatura di 25°C.
Lievito fresco agitarlo in acqua tiepida con un cucchiaino di zucchero.
La temperatura ideale per la lievitazione è compresa tra i 25° e i 30°.
Nel periodo invernale potete porre l’impasto vicino ad una fonte di calore.
La lievitazione è ultimata se il volume dell’impasto sarà raddoppiato , quando pigiando con il dito l’impasto , lascia l’impronta.
Cottura
Accendete il forno prima dell’ uso per gia aver temperatura 220°C.
Le seguenti ricette prevedono di infornare il pane sul ripiano basso del forno per 15 minuti a 220° e altri 15 minuti a 180°C.
La cottura è ultimata quando la crosta è dorata, quindi sfornare e far raffreddare nel forno spento.


Per non sbagliare alcuni errori

Se l’impasto non è lievitato: mettete l’impasto in un ambiente più caldo fino al raddoppio, oppure il lievito non è fresco.
Se il pane non è ben cotto all’interno: la lievitazione non è completa oppure il forno non ha raggiunto la temperatura ideale.
Se il pane sa di lievito: diminiure il lievito o aumentare il tempo di lievitazione.
Per chi usa la macchina per il pane : per fare una crosta più spessa, a fine cottura sformate i pane e passatelo al forno alla massima temperatura per 15 minuti.

Le ricette del pane:

Pane tradizionale di semola di grano duro rimacinata

* 450 g di semola di grano duro rimacinata
* 100 g di farina tipo 0
* 12 g circa di lievito di birra fresco
* 300 g di acqua per l’impasto
* 10 g circa di sale fino
* 1 pizzico di zucchero

Sciogliete il lievito in 60 g di acqua con lo zucchero, lasciatelo riposare 10 minuti, aggiungete il resto dell’acqua, versando le farine gradatamente, amalgamandole perfettamnente. Rovesciate l’impasto sul piano di lavoro infarinato i impastatel oper almeno 20 minuti, smettete quando è diventato elastico e non appiccicoso. Mettetelo in una ciotola coperto con uno strofinaccio di cotone. Lasciate lievitare per un paio di ore, rovesciatelo su un foglio di carta da forno e formate la pagnotta. Spolverizzate di abbondante farina , coprite con uno strofinaccio e fate lievitare per 40 minuti. Accendete il forno al massimo, una vollta giunto a temperatura infornate abbassando la temperatura a 200°.Portare a cottura, estraete dal forno e lasciate raffreddare.

Pane di campagna
Impastate i seguenti ingredienti: 500 g di farina, 10 g di sale 1 cucchiaino , 350 g di acqua tiepida, 2 cucchiai di olio di oliva, 1 cubetto di lievito di birra fresco o secco.
Per le focacce stendete la pasta in una teglia antiaderente, schiacciate con le dita, cospargete con un filo di olio di oliva, sale grosso, semi di sesamo e rosmarino. Fate lievitare l’impasto e cuocetelo nel forno gia caldo.


Pane in cassetta

500 g di farina 1 lievito di birra fresco 30 g di latte tiepido 40 g burro sciolto 1 cucchiaino di zucchero 1 cucchiaino di sale 300 ml di acqua tiepida Fate lievitare l’impasto e cuocetelo i n forno caldo.

Pane in cassetta con la farina Manitoba

Pane brioches

500 g di farina 1 lievito di birra fresco 150 g di latte tiepido 80 g burro sciolto mezzo cucchiaino di zucchero mezzo cucchiaino di sale 150 g di acqua tiepida Fate lievitare l’impasto e cuocetelo in forno caldo.

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ll pane fatto in casa
da QUI!

☼Il pane casereccio un alimento più antico e ancora più amato in tutto il mondo.
In Italia , ogni regione , se non in ogni città, ha il suo tipo di pane, che varia impasto, forma, e uso in cucina, come il pane toscano (detto»sciocco»,perché senza sale), il friabile carasau della Sardegna,la leggera michetta milanese o il croccante pane pugliese é il pane casereccio calabrese che molti italiani amano detto «u pan e casa» (il pane di casa).

☼Pochi e semplici ingredienti e tutto il piacere di impastare a mano, impastare e cuocere da soli il pane è un po’ come tornare in dietro nel tempo:da una parte si si prova il piacere di cucinare l’alimento più antico amato da sempre , dall’altra, si gusta tutto il piacere di realizzare una ricetta artigianale.
☼Meraviglioso è poi l’aroma del pane fresco lievitato che prevede la cucina ,e grande è la soddisfazione di offrirlo ai familiari e agli amici.

☼Ma cosa occorre per realizzarlo a regola d’arte? Acqua , farina di grano duro , lievito detto in calabria (u levatu) naturale che veniva procurato dalle massaie il giorno prima,era una piccola porzione di impasto di farina segnato dalla croce, posto a fermentare in un piatto.
☼La donna che lo utilizzava per preparare la sua sfornata ne approntava a sua volta un altro , che sarebbe servito ancora ad un’altra donna del rione. In tal modo il lievito era sempre fresco e disponibile nella piccola comunità. Le donne che in Calabria e che ancora molti preparavano sono aiutate dalle figlie o dalle vicine di casa.

☼Sistemavano una panca dove veniva impastato il pane che nel dialetto si chiama «maidda»dove all’interno viene messa la farina , il lievito , l’acqua e la giusta quantità di sale.
Poi, con i pugni poderosi , incominciano ad impastare, a voltare e a rivoltare la pasta fino a farla raggiungere l’elasticità dovuta. Poi vengono tagliati alcune quantità di pasta necessaria e con le mani esperte su un bordo della media dava forma al pane che poneva in cerchi di cartone foderati di tovaglia , predisposti sul tagliere posto sulle sedie.
☼L’ultimo pane di forma più grande veniva segnato con una crocee veniva mangiato per ultimo.. Oltre ai pani si preparano i pizzoli , le pitte che molti già ne avranno sentito parlare che viene mangiata calda ed è una meraviglia, poi ci sono le frese prive di mollica che vengono usate bagnate condite con olio ,pomodori e origano come le bruschette e in fine i «cuddureddi» che di solito vengono fatti ai bambini che una volta portavano a scuola, come merenda anche se era solo un semplice pane senza nulla.

☼Mentre il pane lievitava, coperto da una tovaglia bianca e linda,al forno veniva acceso il fuoco si riscaldava e poi veniva pulito con attrezzi che da noi chiamiamo » rasteddu» .
La preparazione del pane costituiva un’arte , perché la pasta doveva avere la giusta elasticità e il forno doveva mantenere la giusta temperatura per la perfetta cottura .
☼La mollica doveva risultare soffice e bucherellata, mentre la crosta doveva avere il colore dorato.Per portare il forno alla giusta temperatura s’infornavano per prima le pitte e i » cuddureddi » . La pitta costituiva una prelibatezza soprattutto se si mangiava calda , condita solo con olio e peperoncino in polvere , con la salsiccia arrostita o la sardella.
Nella nostra tradizione le donne antiche dicono che il pane non si mette mai capovolto perché la parte superiore rappresenta il volto del Signore.

Profumo di pane: come fare il pane a casa
Da QUI!
Oggi in commercio si trovano diversi tipi di pane ,
con il sesamo,
i semi di zucca,
le olive,
le noci, e cettera.
Entrando in panetteria si ha l’imbarazzo della scelta.
Al pane comune( fatto con farina, acqua, lievito e sale ), si sono affiancati quelli che un tempo la legge definiva speciali, che prevedevano l’aggiunta di altri ingredienti. In commercio ci sono dei mix di farine speciali per fare il pane contengono:
Farina»00″, semola di grano duro rimacinata, fecola di patate, lievito madre naturale e disidratato, destrosio, farina di malto.
Farina, acqua, lievito e sale sono gli ingredienti principali del pane che poi si diversifica a seconda delle quantità di crusca contenuta nella farina e del cereale di base (grano innanzitutto, ma anche segale, orzo, avena, soia, grano saraceno). Il lievito — una volta naturale, ottenuto con un pezzetto di pasta di pane del giorno prima aggiunto al nuovo impasto- è oggi per lo più industriale perché permette di abbreviare il tempo di lievitazione.
Ci sono anche tipi di pane non lievitato, come la piadina o il pane azzimo.

CASERECCIO: grande pagnotta, con la crosta spessa e mollica alveolata.
TOSCANO: di grande formato, senza sale, con crosta dura e mollica compatta.
CARASAU: sardo, detto anche «carta musica», è composto da dischi sottili di farina di semola molto croccanti.
CARRE’: conosciuto anche come pane «a cassetta», si cuoce dentro stampi rettangolari e si taglia a fette quadrate. A base di farina bianca fine, burro, latte.

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