Донна Леон — Donna Leon


Venezia, 6 maggio 2005

. Mercoledì scorso c’è stata la conferenza stampa per annunciare il grande convegno di studio e di confronto tra i vari operatori, organizzato in collaborazione con l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti a Palazzo Cavalli Franchetti (accanto al ponte dell’Accademia) da un comitato scientifico che vede, insieme a Sandro Franchini segretario del citato Istituto, il prof. Gian Piero Brunetta, il dirigente comunale Roberto Ellero e il direttore Marco Mueller.
Titolo: «Per una storia del cinema e dell’immaginario cinematografico — La Bottega Veneziana».

In apertura, il segretario prof. Franchini ha fatto gli onori di casa augurandosi che dal convegno si possa passare ad una maggiore sensibilità in questo settore culturale. Il prof. Brunetta ha parlato di coagulo delle persone che nel territorio fanno cinema. E più categorie erano presenti per dimostrare che ciò non solo è possibile: sta diventando realtà.
Sandro Franchini

«È un piacere non sentirsi più soli», ha esordito Roberto Ellero, responsabile delle attività di Circuito Cinema veneziano. Voleva sottolineare l’ovvio: e cioè che il far fronte comune a Venezia, città di incalcolabile potenzialità, nella promozione a tutto campo del cinema risalendo anche ai primi vagiti produttivi, sia la sola strada possibile per costruire il futuro. Venezia ha avuto occasioni splendide fin dagli anni dieci del Novecento, quando espresse le figure dei mitici produttori fratelli Roatto (studio in Barbaria delle Tole a Castello).

Con Franchini ed Ellero (il primo a ringraziare il secondo per la somma di idee e per il contributo a realizzarle grazie alla disponilità d’una mediateca di oltre 2000 film), il saggista Gian Piero Brunetta coordinatore dell’incontro, Angelo Tàbaro dirigente alla Cultura della Regione del Veneto, Marco Mueller direttore della sezione cinema della Biennale, nella veste anche di produttore, attraverso la «trevigiana» Fabrica della fondazione Benetton, di eventi destinati a lasciare innovativa traccia nella storia del cinema.

Angelo Tabaro e Gian Pietro Brunetta Gian Pietro Brunetta, Roberto Ellero e Marco Muller

Infine Enrico Ballarin di Mestiere Cinema presente insieme a Benjamin Benedikt produttore del film «Acqua alta» ricavato da uno dei romanzi polizieschi di Donna Leon che come tutti gli altri, e sono finora dodici, hanno avuto da Mestiere Cinema il determinante supporto tecnico-produttivo. Ambientato a Venezia, «Acqua alta» è stato proiettato mercoledì sera in anteprima, su inviti, in versione italiana sottotitolata.

Passaggio eccezionale. Sappiamo della incomprensibile ostinazione di Donna Leon, americana che vive a Venezia, a non volere far tradurre i suoi romanzi in italiano. Benedikt ha detto che la mancata diffusione nel nostro paese della serie di polizieschi è dovuta proprio alla non conoscenza in Italia dei testi narrativi di origine. Come dire, il gatto che si morde la coda.

Marco Muller

Lo SfogliaLibro
Blood from a stone di Donna Leon

Recensione di Francesca Sartori

William Heinemann, London 2005

Perché Donna Leon non vuole che i suoi gialli vengano pubblicati in Italia ?
-forse sa che la sua Italia è un po’ stereotipata e allora teme critiche, questa perlomeno è la teoria di Beppe Severgnini:

Una misteriosa signora americana si aggira per le silenziose calli veneziane. A prima vista la si potrebbe scambiare per una comune turista d’oltreoceano, affascinata dal fascino secolare della laguna, pronta al solito soggiorno mordi-e-fuggi per visitatori non troppo esigenti. Ma la misteriosa signora non ha niente a che vedere con il flusso di scalmanati che giornalmente si riversa dal Ponte della Libertà a Rialto, lei è Donna Leon, scrittrice statunitense, conosciuta in tutto il mondo per la fortunata serie di romanzi dedicati al Commissario Brunetti e ambientati ai giorni nostri proprio nella capitale veneta… Un momento, abbiamo detto “in tutto il mondo”?? …Ahi, ahi, ahi, non proprio in tutto il mondo, perché Donna Leon, i cui romanzi sono tradotti in 23 lingue (cinese compreso) ha scelto di non pubblicare la sua opera proprio in italiano!

Curiosa combinazione: perché vivere in un paese, raccontare una città e non dare la possibilità al paese d’accoglienza di conoscere questo punto di vista? Donna Leon risponde che la fama può essere nociva nel “quartiere”, meglio che la gente ti veda, ti conosca e ti dia del tu. Sarà vero? Intanto le librerie di tutto il mondo – anche veneziane – espongono le copertine brillanti dei suoi ultimi romanzi, i lettori avidi di mistero di avventano sui libri per divorarli e solo una esigua fetta di pubblico resta a bocca asciutta, chiedendosi, chi tristemente chi più stizzito, perché. Non sarà davvero che l’italiano all’estero è considerato un po’ permaloso? Viene spontaneo domandarsi come si sia giunti a questa cattiva nomea, frattanto, per sfatare un mito e per ricordare alla signora Leon che l’inglese lo studiamo a scuola, ci siamo letti un capitolo delle avventure di questo fantomatico ispettore, Blood from a stone; chissà che una buona lettura non ci aiuti a svelare il mistero. Quello vero…

Donna Leon
Donna Leon
L’autrice
Donna Leon nasce nel New Jersey e all’età di 23 anni si trasferisce a studiare in Italia, a Perugia e a Siena. Lavora come guida a Roma e successivamente insegna in alcune scuole americane in Svizzera, Arabia Saudita, Iran e Cina. Ormai da molti anni vive a Venezia, dove insegna Inglese e Letteratura Americana.
La sua recente serie di gialli ambientati a Venezia, con protagonista il Commissario Brunetti, spopola da tempo e le hanno permesso di vincere il premio CWA Macallan Silver Dagger for Fiction.
Altri titoli della serie del Commissario Brunetti: Death at La Fenice, Death in a Strange Country, Dressed for Death, Death and Judgment, Acqua Alta, Quietly in Their Sleep, A Noble Radiance, Fatal Remedies, Friends in High Places, A Sea of Troubles, Wilful Behaviour, Uniform Justice, Doctored Evidence.

Per saperne di più:
http://www.groveatlantic.com

Curiosità
Dai romanzi di Donna Leon è stata tratta una serie televisiva prodotta in Germania (Il Commissario Brunetti, di Sigi Rothemund, TeamWorx Television & Film Gmbh) diventata nel giro di poco tempo un vero e proprio cult. Ogni anno la produzione sbarca in laguna per girare tra campi e campielli i nuovi episodi delle avventure del noto commissario. Quest’anno la troupe ha cominciato a girare alla fine di marzo e proseguirà probabilmente fino alla fine di maggio, cercando tra i passanti locali preziose comparse per l’ambientazione veneziana… Che almeno i copioni siano tradotti?

Donna Leon: mistero svelato

Nessun mistero avvolge la figura della scrittrice americana e della sua creatura. Nessun “complotto” muove dietro la mancata pubblicazione in lingua italiana del vasto filone poliziesco dedicato al commissario Brunetti. Andando a leggere da cima a fondo la sua ultima fatica, Blood from a stone, sorge spontaneo un gesto simbolico di pacificazione, un seppellire l’ “ascia di guerra” avventatamente sollevata contro questa strana scelta editoriale.

Donna Leon, a differenza di quanto letto in fonti diverse su web, in fondo ama il nostro paese e come straniera lo osserva e lo esplora da anni. I personaggi narrati nei suoi romanzi, siano essi protagonisti o figure secondarie, rispettano pienamente non solo l’idea che evidentemente uno straniero si fa degli italiani, ma l’immagine stessa che gli italiani hanno di sé. Così accanto a segnali di intolleranza razziale, più o meno violenti, c’è sempre la maggioranza “buona” che esamina a fondo i perché e i per come e non trova ragione di distanza tra nord e sud, tra Europa e Africa, tra Italia e Balcani. Allo stesso modo accanto all’ideale stereotipizzazione del veneziano — peraltro mai caricata od offensiva — si accompagna, sempre e comunque, un occhio critico puntato sugli “ospiti” veneziani, le numerose tipologie di turisti che ogni giorno e in modo diverso calcano le calli lagunari.

Joachim Król impersona il Commissario Brunetti nella serie televisiva tedesca
Joachim Król impersona il Commissario Brunetti nella serie televisiva tedesca
I tempi di Venezia, a volte rallentati rispetto alle caotiche realtà metropolitane, rispecchiano davvero un luogo geografico e uno stile di vita effettivamente differenti e per questo mossi da sempre da dinamiche più “rilassate” — non lassiste, bensì più in linea con i ritmi biologici umani.
Forse Donna Leon invidia un po’ il non appartenere davvero a questa realtà che la accoglie da anni, ma che non la riconosce come autoctona. Forse solo la apprezza e la guarda ancora con la giusta distanza emotiva per descriverla.

Se una critica si può fare — e questa con sincera benevolenza – è piuttosto la forma: il commissario Brunetti, rispetto alle aspettative, non corrisponde affatto al modello di detective scaltro, acuto, in un certo qual modo “rapido”, a cui la narrativa poliziesca ha abituato il pubblico di lettori.
Il libro manca totalmente di quella tensione psicologica che obbliga il lettore ad “inchiodarsi” letteralmente alla pagina; di quella “fame atavica” di dettagli che riga dopo riga dovrebbe creare il Grande Puzzle del delitto, con chiavi di lettura differenti, possibilmente a volte fuorvianti. L’azione è lenta, l’apporto di dettagli che determinano l’ambientazione veneziana appesantisce la narrazione, e se lo spaccato di realtà quotidiana rappresentato alla fine risulta attendibile rispetto al modello originale, questa scelta va certamente a scapito del ritmo del romanzo che a tratti si presenta fiacco e sicuramente mai avvincente.

Una scelta narrativa originale rispetto ad un genere thriller senza dubbio più diffuso? Può darsi. Fatto sta che il buon Brunetti, con tutta la sua pacatezza e umanità, purtroppo non riscuote né l’ammirazione né la simpatia di una brillante Miss Marple… per dirne una. Non solo, l’intervallare la narrazione con parole italiane in corsivo rende pesante la lettura e spesso e volentieri suona fuori luogo: se parole come “calle” o “campo” possono avere un senso come citate in originale, ci si domanda quale sia la necessità di riportarne altre quali “telefonino”, “operatore ecologico”, “questura”… E’ triste ammetterlo, ma la nostra lingua non rientra sicuramente tra le più conosciute e studiate nelle scuole di tutto il mondo! Che significato può avere “operatore ecologico” per un americano, un tedesco o un giapponese?.. Aldilà della polemica, leggendo Blood from a stone l’impressione predominante è che questo tipo di letture sia sicuramente evocativo per uno straniero che, attraverso le pagine, può assaporare non tanto lo svolgimento delle indagini quanto l’atmosfera atipica della vita in laguna; differentemente un pubblico italiano, ben uso a un certo modus vivendi, cercherà la suspense, il mistero, l’enigma… e nei libri di Donna Leon semplicemente non lo troverà!

Scelta editoriale dunque? Probabilmente sì, ma verosimilmente più della casa editrice, il cui fiuto per gli affari avrà stabilito a priori quale bacino d’utenza avrebbe consacrato questa nuova pubblicazione e quale invece l’avrebbe lasciata passare in sordina…

Recensione di Francesca Sartori

Recensioni: i gialli di Donna Leon

Carissimo Sir Beppe,
voglio parlare dei dieci (finora) gialli veneziani di Donna Leon. Si trovano in inglese, altrove tradotti in varie altre lingue, ma in Italia si trovano solo nelle migliori librerie internazionali, perché l’autrice ne ha proibito la traduzione in italiano. Inglese, la scrittrice vive da molti anni a Venezia e insegna inglese in un’università veneta. Ha creato il personaggio del commissario Brunetti, un antieroe simpatico e umano, con tanto di grappini e ombrette, con una moglie nobile docente d’inglese a Ca’ Foscari (autobiografica?), due figli che sono il ritratto degli adolescenti italiani di oggi, un commissario capo siciliano che non capisce un tubo di Venezia e dei veneziani, una segretaria assolutamente geniale, bravi e onesti collaboratori, e una varia umanità, gente di tutti i giorni o magari no, ma tutti personaggi reali, vivi, freschi e più che verosimili. Niente «cappelli bianchi e cappelli neri»: curiosamente, nessun innocente la fa mai franca del tutto, ma gli resta sempre un po’ di fango attaccato, e nessun colpevole paga mai del tutto per le sue malefatte, perché tutti i cattivacci sono prodotti tipici del sistema «Italia» e sanno come farla franca. Tanto più incredibile, in quanto che uno mai si aspetterebbe da un’inglese una conoscenza così approfondita di quello stesso sistema. Conosce Venezia come le sue tasche, come neanche un gondoliere, bisogna leggere come ne scrive. Bisogna leggere come descrive il profumo di cappuccino e croissant in un bar italiano la mattina presto: pura poesia. I suoi libri si leggono in un fiato e alla fine dispiace che siano finiti. Però, niente traduzioni in italiano.
Lei dice che vuole proteggere la sua privacy. Io e mia moglie crediamo che sa di pestare i piedi a qualcuno con la coda di paglia e teme le critiche idiote di certi italiani invidiosi a cui potrebbe dar fastidio che una «straniera» li abbia radiografati così bene. Dieci chicche, gente.
Grazie Beppe, ciao e alla prossima.

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